Literatura: Passaggio in Italia, frontiera del Male
Autori inglesi e americani ambientano i gialli tra Venezia e Firenze. Luoghi e personaggi nostrani al centro di tante trame noir. Ma con molti stereotipi
Lo chiamano Italian Crime, è un florido filone di gialli ambientati in Italia e con investigatori (detective privati, carabinieri, commissari di polizia) rigorosamente italiani. Nella categoria sono compresi anche i romanzi tradotti, Camilleri, Carlotto, Carofiglio, che piacciono molto agli inglesi. Ma il fenomeno più rilevante è proprio la proliferazione di scrittori inglesi e americani che hanno scelto l'Italia per le locations dei loro polizieschi. Molti degli scrittori in questione risiedono (o hanno abitato a lungo) in Italia, da cui l'altra etichetta data al sotto-genere, «Italian Expat Crime Fiction», dove expat (da expatriate) è il nome che si dà agli inglesi, e per estensione agli americani, che vivono all'estero.
Decana di questa schiera è, anzi era (è morta un anno fa a soli 61 anni) l'inglese Magdalen Nabb, arrivata a Firenze nel 1975 come turista per poi rimanerci tutta la vita. Subito dopo viene l'americana Donna Leon, da quasi trent'anni a Venezia, all'inizio insegnante poi, dopo il successo dei primi romanzi, scrittrice a tempo pieno. Anche Michael Dibdin, irlandese (morto prematuramente nel 2007), ha trascorso un bel po' di anni come insegnante a Perugia. E sempre in Umbria — Assisi prima, poi in campagna — vive da quasi dieci anni l'americana Grace Brophy. Timothy Williams, inglese, ha lavorato a Pavia, all'Università, mentre il giornalista Tobias Jones (il suo pamphlet Il cuore oscuro dell'Italia è stato tradotto da Rizzoli) abita a Parma. Giorni fa, sul «Guardian», recensendo due nuovi titoli di questa vasta biblioteca, Mark Lawson si chiedeva perché l'Italian Crime gode di tanta fortuna presso i lettori. «Perché — spiegava — questi romanzi sfruttano il contrasto che c'è tra le caratteristiche di un paese dove tutti vorrebbero trascorrere le vacanze (arte, architettura, cibo, vino) e ciò che sta sotto, non si vede: passioni selvagge e intrighi politici». Paese culturalmente sofisticato, aggiunge, e insieme barbaro, l'Italia attrae ancora oggi. Nulla di nuovo, insomma, rispetto ai drammi di Shakespeare e degli elisabettiani, a Shelley e Byron. Del resto, intervistata dal sito www.italian-mysteries.com (un vero Baedeker per questo filone), Donna Leon parla degli italiani come se ancora fossimo ai tempi di Machiavelli: «In Italia la gente non si fa illusioni sulla giustizia. Sa che tutti i politici sono corrotti, così come lo sono le istituzioni, e nessuno finge di credere che le cose siano diverse da quello che sono.
Gli italiani conoscono la natura umana meglio di chiunque altro. Sanno che gli esseri umani sono deboli, avidi, pigri e disonesti, e cercano di ricavare il massimo vantaggio da questa realtà». Insomma, c'è il rischio di cadere in stereotipi e anche la Leon, nonostante la simpatia del suo commissario Brunetti, non ne è esente: non a caso non vuole che i suoi libri siano tradotti in italiano. C'è chi, come l'americano Aaron Elkins, autore di Good Blood ambientato a Stresa, dichiara che «siccome gli italiani sono pittoreschi e pieni di vita è facile e divertente scrivere su di loro». Giudizio che si merita appieno l'etichetta di «Tourist Noir». Ma ci sono anche Dibdin e la Nabb, onesti e intelligenti osservatori di una realtà meno esotica e pittoresca. E Dibdin è anche molto consapevole della complessa storia politica italiana: il suo commissario Aurelio Zen, sappiamo, aveva partecipato alle ricerche di Moro. Ma siccome aveva capito troppo, era stato rimosso. Grand Tour. Le città d'arte hanno il posto d'onore in questa letteratura. A cominciare da Venezia. Qui si ambientano i 17 romanzi di Donna Leon (il primo uscì nel 1992), tutti con il commissario Guido Brunetti. Il successo della serie (il mercato migliore rimane la Germania) è stato tale da produrre anche una guida della Venezia di Brunetti e un libro di cucina della moglie Paola (nessuno dei due scritto dalla Leon). Il Carnevale e la Fenice, gli antiquari e la Biennale, i palazzi, le gondole, l'acqua alta: tutto quello che uno pensa quando dice Venezia qui c'è. Meno stereotipata, più sfumata la città raccontata da Dibdin (Zen torna a casa solo nel quarto romanzo — Laguna morta , Passigli — degli undici dedicati a lui). Single (ma non ha divorziato dalla moglie), malinconico, capace di grande umanità, non si abbandona mai alle tirate violente dei libri della Leon («la giustizia in Italia è un imbroglio») e meno che mai vorrebbe vedere in giro vigilantes armati.
Più sul genere cartolina i nove libri dell'americano Edward Sklepowich (da parte di madre ha antenati napoletani, vive da anni in Tunisia), che propone una coppia di investigatori dilettanti che già con i loro nomi dicono molto: Urbino Macintyre e la contessa Barbara da Capo-Zunini. C'è anche la Venezia del '700, in costume, dell'americana Beverle Graves Myers; mentre la città ottocentesca, con gli austriaci, compare ne Il ritratto Bellini di Jason Goodwin. Ed eccoci a Firenze, teatro delle indagini del maresciallo Guarnaccia, l'eroe bonario di Magdalen Nabb, la scrittrice che si meritò un sincero apprezzamento da parte di Simenon. Al centro di tutto c'è la Firenze di Oltrarno (la Nabb del resto ha vissuto a lungo nel palazzo di Via Maggio dove già abitarono Robert Browning e Elizabeth Barrett), anche se ha dedicato un romanzo al Mostro di Firenze. Proprio sul Mostro e la follia delle indagini svolte male, riprese, capovolte verte il libro a quattro mani scritto da Mario Spezi e dall'americano Douglas Preston, Dolci colline di sangue . Non va comunque dimenticato Hannibal , terzo capitolo della serie di Thomas Harris: in quel romanzo incontriamo il celebre Cannibale in un palazzo vicino all'Arno.
Tra i contributi più recenti all'immagine nera della città, vanno citati i quattro libri dell'inglese Christobel Kent: A Party in San Niccolo, Late Season , A Florentine Revenge e l'ultimo , A Time of Mourning (Il tempo del lutto) in cui introduce l'investigatore privato Sandro Cellini. Kelly Jones, americana, ha scritto The Lost Madonna, storia di una studentessa d'arte che torna 30 anni dopo nella città dove era venuta ai tempi dell'alluvione del '66, e ora scopre che un prezioso dipinto è stato trafugato. Ma per i traffici di opere d'arte Roma è il luogo per eccellenza, grazie ai sette romanzi dell'inglese Iain Pears (in Italia lo traduce Longanesi): opere di Giotto, Caravaggio, Bernini, Raffaello sono così al centro delle indagini di Flavia Di Stefano, della squadra speciale, e del suo compagno, il mercante d'arte inglese Jonathan Argyll. Anche l'americano Noah Charney racconta il furto di un Caravaggio in The Art Thief . Molto ben rappresentato nei lavori degli expat il Centro- Nord. C'è l'Umbria di Grace Brophy, che ha creato il commissario Alex Cenni. C'è Pavia nei romanzi di Timothy Williams (protagonista il commissario Piero Trotti), e Parma nel romanzo di Tobias Jones, The Salati Case , che introduce anche lui un commissario: Castagnetti detto Casta. Una costante di questa nuova generazione di commissari (Cellini, Cenni, Castagnetti, Trotti) è che sono tutti molto liberal, con idee vagamente di sinistra. Del resto, Williams e Jones propongono anche un'immagine dell'Italia abbastanza libera da clichés e pregiudizi, realistica e informata.
Ranieri Polese

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