Cultura: Una Triennale in Corea per il design italiano

Milano-Seul - L'inaugurazione con il presidente Napolitano. In mostra le «macchine» di Leonardo

Sedi anche a Tokyo, New York e Shanghai

La Corea combatteva la sua lotta di liberazione dal dominio giappone­se quando, nel 1933, Mario Sironi e Gio Ponti combat­tevano l'un contro l'altro per l'af­fermazione di monumentalismo o razionalismo nella prima Trien­nale tenuta a Milano. Oggi pro­prio la Triennale fa da ponte tra i due Paesi dell'Estremo Oriente a più alta tecnologia e design inau­gurando una sua sede di 6.000 metri quadri su una collina di In­cheon, presso Seul (Corea del sud), dopo aver aperto nei mesi scorsi un suo Spazio Design nel quartiere italiano di Shiodome a Tokyo, in Giappone.

Incheon è una avveniristica Seul2, razionalista ed ecologica, progettata da Norman Foster. Qui, il presidente della Repubbli­ca, Giorgio Napolitano (il sinda­co Letizia Moratti è bloccata a Mi­lano per un motivo di salute), as­sieme alle autorità coreane, inau­gura oggi il Milano Design City Exhibition Center, un coloratissi­mo edificio progettato da Ales­sandro Mendini e Seok Chul Kim-Archiban che è la sede core­ana della Triennale. È un padi­glione monopiano, che replica in pianta la Triennale milanese, e che contiene al suo interno una versione (intitolata «Le Os­sessioni del design italiano») del­l'esposizione permanente del De­sign Museum curato da Italo Ro­ta, uno spazio per mostre tempo­ranee, un bookstore, un caffè e un ristorante. Nell'esposizione permanente figurano pezzi stori­ci del design italiano, dalla pol­trona Martingala di Zanuso, al­l'armadio di Fornasetti e Ponti a oggetti di Mari e Branzi.
La mo­stra inaugurale, «Leonardo da Vinci: Nature, Art & Science», è a cura, invece, del Museo naziona­le della scienza e della tecnolo­gia di Milano e presenta una sele­zione di 37 modelli che illustra­no gli studi di Leonardo: volo, meccanica, ponti, macchine e in­gegneria militare.

Il progetto tra Milano e Seul coinvolge molti altri attori cultu­rali milanesi (il cosiddetto siste­ma- Milano), tra i quali la Fiera, il Piccolo Teatro e la Scala, che fa continuare il ponte ideale tra Co­rea e Giappone giovedì al Teatro Bunka Kaikan di Tokyo, metten­do in scena il Don Carlo di Verdi diretto da Daniele Gatti, sempre alla presenza di Napolitano e del­l'imperatore del Sol Levante. Lo spettacolo chiuderà la tournée della Scala in Estremo Oriente che ha festeggiato la centesima esibizione in Giappone del tea­tro con l' Aida diretta da Daniel Barenboim.

Il presidente della Fondazione Triennale, Davide Rampello, pro­tagonista dell'internazionalizza­zione dell'ex polveroso ente mila­nese sulle arti applicate, inqua­dra i significati dell'operazione nella logica di promozione del made in Italy e dell'immagine del nostro Paese: «Credo che in città-mondo come Incheon, Shanghai, New York, sia necessa­rio rappresentare l'Italia attraver­so un luogo destinato alla promo­zione e alla valorizzazione di ar­te, architettura, design e moda, ma anche del mondo dell'impre­sa e del turismo, e sono convinto che Triennale Incheon diventerà un modello da seguire e un pun­to di riferimento».

L'architetto Italo Rota, che fir­ma il Museo del design a Milano e Incheon, rileva che «questo sal­to di qualità imporrà alla Trien­nale di organizzarsi su scala pla­netaria e a confrontarsi con pub­blici molto diversi». Una prospet­tiva che sta per essere portata avanti con l'apertura, verso fine anno, della sede americana davanti al MoMa di New York e, successiva­mente, con quelle di Shanghai in Cina e di San Paolo del Brasile.

Se entusiastici sono i consensi istituzionali sull'operazione con­dotta a Seul, valutazioni diverse si possono raccogliere, più in ge­nerale, intorno alle strategie del­la Triennale: da quelle di assolu­ta approvazione — innescate dal­l'infaticabile impegno che Ram­pello profonde nel modernizzare e far conoscere il «marchio» Triennale — a quelle che critica­no un eccesso di progetti e visibi­lità, visto che la Triennale ha aperto sedi anche a Venezia e Pa­lermo, si sta occupando del Mu­seo di Arte contemporanea di Mi­lano, aveva proposto per le cele­brazioni dei 150 anni della Re­pubblica italiana la creazione a Milano di un museo dell'immagi­ne e della fotografia (bocciato dal Comitato per le celebrazioni) e altro ancora. Non sono certo estendibili al progetto Trienna­le- Mondo le valutazioni critiche che alcuni muovono al modello Louvre ad Abu Dhabi (la posa del­la prima pietra da parte del presi­dente Nicolas Sarkozy è avvenu­ta il 26 maggio scorso). La Trien­nale nasce infatti proprio come istituzione che opera nella pro­mozione del rapporto tra archi­tettura, arte contemporanea e in­dustria mentre il Louvre è l'espressione di una cultura mu­seografica storicista.

Pierluigi Panza

http://www.corriere.it/cultura/09_settembre_15/pierluigi_panza_una_triennale_in_corea_per_il_design_italiano_1329084c-a1c0-11de-a593-00144f02aabc.shtml

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